LA SOCIETÀ DELLO SPECCHIO
Ricordando Ivana -3 marzo 2025
Il 28 febbraio cadeva l’anniversario della morte di Ivana Ceresa, teologa femminista, fondatrice, iniziatrice, amica e guida illuminata per me che, non credente, mi avventuravo negli anni duemila, nel terreno infido e sconosciuto del mondo cattolico, per sorellanza, per una alleanza con altre donne che si è rivelata un viaggio di scoperta che mi ha fatto tornare più consapevole al mio punto di partenza, del resto mai abbandonato: alla estraneità a ogni chiesa e a ogni religione rivelata. Con Ivana ho percorso i testi fondanti del cristianesimo per portare alla luce interpretazioni manipolate ai danni delle donne, per restituire una presenza femminile autorevole, usando l’esegesi del silenzio e l’ermeneutica del sospetto; ho denunciato con lei il sessismo, la misoginia all’interno della chiesa, tutto con quello che lei ha chiamato desiderio e che io ho sentito e sento, come la potenza di una radicalità: “Dobbiamo diventare canoniste di desiderio, storiche di desiderio. Vi ripeto: tra estraneità e responsabilità c’è il desiderio e c’è il bisogno, la necessità che il desiderio si inventi nuove mediazioni perché nella realtà il desiderio tende a non avere misura, ad essere smisurato. La contraddizione fra desiderio e mediazione è così interna al nostro essere al mondo, in quanto donne, che non possiamo in questo momento ipotizzare come la risolveremo se non agendola” (Mie carissime sorelle. Ed. Publi Paolini). Lo scritto è del 1994, sono passati 31 anni. Il mio desiderio è vivo, alimentato da alcune scintille nel tempo nel campo della visibilità e della voce delle donne, ma insoddisfatto dallo sbiadirsi, dall’opacizzarsi in tempi anche recenti, delle pratiche creative e dirompenti come quelle delle amiche tedesche di Maria2.0, come la candidatura di Anne Soupa ad arcivescova di Lyone, come la lettera “chiesa chiedici scusa” indirizzata alla gerarchia cattolica. Non ultima delusione è stata per me la lettura del resoconto del tavolo delle donne alla assemblea sinodale di Assisi di alcuni giorni fa: legittimi i punti indicati, ma senza forza, come una lista della spesa, ancora quelli di trent’anni fa, come non si potesse finalmente dire , e da qui partire, che questa chiesa cattolica è fondata su una “diseguaglianza ontologica e di diritto” segnata dalla superiorità di una casta di vescovi e chierici tutti maschi e dalla inferiorità delle donne; come si temesse di riconoscere che la struttura del suo governo resta oggi monarchica, autoritaria, gerarchica, clericale e patriarcale. Una istituzione dove il proclamato rispetto dei diritti umani non è tradotto in pratiche quotidiane: ne sia un esempio la denuncia di abusi sistemici sessuali, di potere, spirituali, patrimoniali (sesso e denaro), con le donne violate due volte, perché donne e perché non ordinate. Una istituzione che ha il monopolio del sacro e lo usa per perpetuare e mantenere il suo potere.
Si può essere infastidite da questa consapevolezza, eppure la stessa chiesa ricorda come ogni cristiano deve osare la verità. Cosa resterà di questa istituzione se servirà, come credo, agire sui fondamenti, invece che fissare dei puntelli e degli aggiustamenti? La risposta, per me, per il mio orizzonte, è nelle parole di una donna che amo, indomita, visionaria, dal pensiero radicale, un vulcano nel vulcano, Mary Daly che indica la via per uscire dalla società dello specchio: siamo nel 1973, ma la potenza quasi fisica della sua parola è ancora a tante sconosciuta. In omaggio a lei, che ancora mi nutre, a Ivana che l’ha messa ad icona della sua fondazione, grata alla mia amica Marzia con la quale, nell’estate del covid, ho condiviso la lettura del libro, trascriverò per intero il passo finale di “AL DI LA’ DI DIO PADRE” (Mary Daly, AL DI LA’ DI DIO PADRE”, verso una filosofia della liberazione delle donne. Editori Riuniti, edizione 2017), un passo magistrale, una risposta inequivocabile.
“Virginia Woolf, morta sia perché era un ingegno brillante che una donna, scrisse che le donne sono condannate dalla società a fungere da specchi che riflettono gli uomini grandi il doppio. Una volta compreso questo principio fondamentale possiamo capire qualcosa circa le dinamiche della società dello Specchio. Prendiamo in esame ancora una volta il linguaggio delle creature. Quel linguaggio ha affermato per millenni che Eva era nata da Adamo, il primo fra i maschi nubili incinti che coraggiosamente preferì il parto in anestesia all’aborto, ottenendo di conseguenza una figlia sposa. Un attento studio dei documenti che riportavano le imprese di Adamo e dei suoi figli preparò la strada all’arrivo della somma fra le somme religioni i cui preti presero Adamo per maestro e modello. Essi escogitarono un sistema sacramentale che funzionò splendidamente all’interno della santa Casa degli Specchi. Benignamente sollevarono le donne dall’oneroso potere del parto dandogli il nome di battesimo. In questo modo innalzarono la funzione bassamente materiale della nascita svolta dalle femmine con incompetenza e persino controvoglia, a un livello elevato e più spirituale. Riconoscendo che le femmine erano incapaci di svolgere persino gli umili compiti “femminili” loro assegnati dal Progetto Divino, i preti dello Specchio innalzarono tali funzioni a quel livello soprannaturale di cui essi soltanto erano competenti. La nutrizione fu elevata al rango di Sacra Comunione. Il bagnetto acquistò dignità nel Battesimo e nella Confessione. L’irrobustimento prese il nome di Cresima e la funzione consolatoria, che per l’instabilità della loro natura le femmine non erano in grado di svolgere soddisfacentemente, fu innalzata sul piano spirituale e chiamata Estrema Unzione. Per sottolineare il fatto già ovvio che tutte le femmine sono costituzionalmente escluse dal Club degli Uomini Consacrati, i preti dello Specchio emanarono la legge che i membri del club dovevano portare la sottana. Per chiarire ulteriormente la questione, stabilirono che in certe occasioni speciali si facessero delle aggiunte all’abbigliamento ordinario. Questi indispensabili accessori comprendevano morbide sopravesti di pizzo bianco e copricapi di varia foggia e colore, come prescritto dal regolamento. Ai capi veniva richiesto di indossare calze di seta, cappelli a punta, abiti di velluto e cappe di ermellino, sottolineando in tal modo il distacco dalle cose bassamente materiali e la consacrazione all’esercizio delle doti spirituali. Essi divennero così venerabili modelli di transessualismo spirituale.
Queste Madri Maschili consacrate, che naturalmente sono chiamate Padri, provavano un interesse materno per le donne affidate alle loro cure pastorali. Benché le donne siano per natura incompetenti e inclini alla confusione mentale ed emotiva, sono necessarie al Progetto Divino come ricettacoli del seme degli uomini, di modo che gli uomini possono nascere e quindi soprannaturalmente rinascere (nel modo giusto) come cittadini del Regno dei Cieli. Pertanto in puro spirito di carità i preti esortarono le donne a buttarsi anima e corpo nell’insostituibile ruolo di contenitori dei figli dei figli del Figlio di Dio. Sinceramente commossi dal fervore delle loro stesse parole, i preti educarono le donne ad accettare questo privilegio con atterrita umiltà.
Dopo la Riforma protestante, in alcune stanze della Casa degli Specchi l’educazione spirituale dello Specchio venne modernizzata. Le Madri Maschili Riformate giunsero gradualmente ad accorgersi che, portando sempre le sottane, la Virilità veniva eccessivamente enfatizzata e decisero infine di accogliere nella propria associazione un’idonea percentuale di donne (fino allo zero virgola cinque per cento), evidenziando così il fatto che l’era dello Snobismo maschile era finita e iniziava l’era della Democrazia. Essi arrivarono anche a capire che potevano essere altrettanto soprannaturali senza circondarsi di un rigido sistema sacramentale. Potevano partorire spiritualmente, curare e consolare e fornire materni consigli. Continuarono quindi nella tradizione di Madre di Adamo, operando contemporaneamente una transizione sul velluto all’Era Moderna. In questo modo la civiltà occidentale venne garbatamente preparata dalle sue Madri Soprannaturali dette Padri a vedere tutte le cose in una ottica soprannaturale, cioè a percepire distintamente il mondo alla rovescia. In effetti la nostra educazione è stata talmente eccellente che questo modo di pensare è divenuto una seconda natura quasi per tutti. La nostra civiltà non ha più bisogno di guida spirituale, è diventata maggiorenne. Ciò appare evidente a chiunque l’ascolti quando parla. I suoi lucidi statisti affermano che questo è il “Mondo Libero”. I suoi gazzettieri riferiscono accuratamente che si è combattuto nella zona smilitarizzata, che diverse persone sono state uccise nel corso di una manifestazione non violenta, che la “nostra nazione” sta combattendo per portare la pace nel sudest asiatico. I suoi psichiatri proclamano che la società intera è di fatto un manicomio e applaudono a questo stato di cose considerandolo di buon augurio per il benessere di chi pratica la loro professione.
Nella società dello specchio le femmine, cioè gli Specchi Ingranditori, hanno un ruolo chiave. Ma i maschi si sono resi conto che è inutile che le femmine lo sappiano, perché potrebbero smettere di baloccarsi con gli specchi giocattolo che, come è stato loro insegnato, usano in continuazione. Potrebbero cominciare a guardare dentro o fuori o indietro o avanti. In luogo di accontentarsi di pavoneggiarsi davanti allo specchio potrebbero cadere nel peccato di orgoglio e rifiutarsi di continuare ad essere Specchi ingranditori. Le femmine, nella terrificante ed esilarante esperienza di divenire anziché riflettere, scoprirebbero che anch’esse sono state infettate dalle dinamiche del Mondo dello Specchio. Poiché hanno imparato soltanto a riflettere, troverebbero in se stesse i riflessi della malattia dei loro padroni. Si ritroverebbero a fare le stesse cose, a combattere nello stesso modo. Cercando qualcosa all’interno di se stesse resterebbero confuse da ciò che a tutta prima sembra un’interminabile Stanza degli Specchi. Cosa copiare? Quale modello imitare? Dove guardare? Cosa deve fare un semplice specchio? Ma un momento come può un semplice specchio anche solo concepire una simile domanda? La domanda stessa è l’inizio di una risposta che si sta schiudendo. La domanda risposta è un verbo e quando una comincia a muoversi nella corrente del verbo, del Verbo, sa di non essere uno specchio. E quando sa questo lo sa così profondamente da non poterlo dimenticare. Lo sa così profondamente che deve dirlo alle sue sorelle. Cosa succederebbe se un numero sempre più grande di sorelle cominciasse ad udire e a vedere e a parlare? Sarebbe un disastro. Catapulterebbe l’intera società all’indietro nel futuro. Privi degli Specchi Ingranditori, gli uomini dovrebbero guardare dentro e fuori. Comincerebbero a guardarsi di dentro, chiedendosi cosa c’è in loro che non va. Dovrebbero guardare fuori perché, senza gli specchi, comincerebbero a ricevere impressioni delle Cose reali che stanno fuori. Dovrebbero persino guardare le donne, invece di rispecchiarvisi. Ciò li confonderebbe e sarebbero costretti a guardare di nuovo dentro di sé, solo per subire la straziante esperienza di trovarvi la Donna Eterna, il Pavone Perfetto. Tornando disperatamente a guardare fuori, troverebbero che il Pavone non è più là. Precipitandosi di nuovo dentro, i maschi troverebbero nuovi orrori: tutti gli Altri, tutti quanti sono là dentro: i negri pigri, i messicani sporchi, gli ebrei avari, finocchi e lesbiche, più la folla dei comunisti e i popoli arretrati del Terzo Mondo. Guardando ancora fuori, i maschi privi di specchio sarebbero costretti a vedere gli esseri umani. Dove andare? Parossismo vero il Punto Omega? Ma senza lo specchio Ingranditore anche quest’ultimo rifugio è perduto. Che fare per ottenere sollievo? Inviare altri bombardieri in missione? Non è inutile volere uccidere il nemico dopo avere scoperto che il Nemico è se stessi? Ma la società dello specchio c’è ancora, protesa a uccidersi. E’ a ncora governata dal Dio Padre che, fissando il suo riflesso ingrandito, crede nella propria superiore grandezza. Dico “crede” perché ora il riflesso sembra temporaneamente divenuto più piccolo ed egli ha così bisogno di rinnovare un atto di fede in se stesso. Siamo rimaste chiuse in questo suo Eden troppo a lungo. Se ci restiamo ancora, la vita si dipartirà da questo pianeta. La libertà di cadere fuori dall’Eden si ottiene a prezzo di infrangere lo specchio.
La libertà-evoluzione-sopravvivenza della nostra specie richiederà una continua, comunitaria tensione verso il divenire. Ciò equivale a forgiare la grande catena del divenire della sorellanza che può circondare il non essere, costringendolo a ritirarsi in se stesso. Il prezzo del fallimento è il Nulla. E’ la guerra per por fine alle guerre? Il potere della sorellanza non è un potere bellico. Ci sono stati e ci saranno dei conflitti, ma la Causa Ultima non opera mediante il conflitto bensì mediante la forza di attrazione. Non la forza di attrazione di un Magnete che è Dovunque, ma il potere creativo di attrazione del Bene che è Divenire che comunica se stesso. Che è il Verbo dal quale, nel quale e col quale ogni vero movimento si muove.”
Grazie infinite Mary Daly.
Clelia Degli Esposti