COME NASCE IL LABORATORIO RE-IN-SURREZIONE
Il Laboratorio nasce per iniziativa di un gruppo di donne appartenenti a varie
associazioni (Osservatorio Interreligioso sulla Violenza contro le Donne - OIVD; Donne
per la Chiesa; ADISTA, Federazione delle Donne Evangeliche in Italia - FDEI, Voices of
Faith) che si ritrovano attorno ad un evento: il sostegno alla teologa francese Anne
Soupa, che nel 2020 si candida come Arcivescova di Lione nel posto lasciato vacante
dal vescovo Barbarin, dimessosi in seguito alla condanna in primo grado della giustizia
francese per omessa denuncia di abusi sessuali su minori. L’evento, trasmesso online
nel webinar “Siamo tutte Anne Soupa” (video) ha voluto denunciare, attraverso la provocazione della teologa, l’invisibilità e il misconoscimento delle donne all’interno della chiesa cattolica, come forma di atavica misoginia.
L’impossibilità di accedere ai ministeri e la mancanza del riconoscimento di pari dignità all’interno dell’istituzione è stata la denuncia successiva del Laboratorio, attraverso l’incontro con una rappresentante del movimento tedesco Maria 2.0 (che espose le “Sette Tesi” per il riconoscimento dell’autorità femminile nella chiesa sulle porte del duomo di Colonia - video).
Sempre con uno sguardo femminista e attento alla violenza sulle donne, il focus si rivolge al campo degli abusi sulle religiose, dopo il coinvolgente incontro con Doris Wagner Reisinger, teologa tedesca, che presenta il libro in cui parla dell’abuso subito da un ecclesiastico, e con Paola Lazzarini, presidente di Donne per la Chiesa che presenta il libro “Non tacciano le donne in assemblea” , in cui rilegge la propria esperienza ecclesiale (anche come ex religiosa), facendo emergere sofferenze e frustrazioni, ma anche sfide. Il campo degli abusi sulle religiose resterà nel tempo l‘impegno principale del Laboratorio, nell’attenzione ad abusi sessuali, spirituali, di potere che verranno denunciati in vari webinar con l’intervento di esperte (Giovanna Giovannangeli, Mary Lembo, Anna Deodato - video - Isabelle Chartier Siben - video), Barbara Halsbeck - video) o di vittime come testimoni.
Si è giunti ad approfondire quindi gli abusi nelle nuove comunità ecclesiali, con il webinar dedicato all’importante documento sulla Giustizia e tutela dei diritti nella vita delle comunità ecclesiali elaborato dal gruppo Prometeo (video) video che ha registrato oltre 2200 visualizzazioni, e che ha avuto come relatori Ludovica Eugenio, Pierre Vignon, Maurizio Montanari e le vittime Monique Heinsberghen, Cecilia Sgaravatto e i coniugi Castagna e con quello sulle religiose della Comunità Loyola coinvolte nel caso Rupnik (video), che ha ottenuto oltre 5600 visualizzazioni, e che ha avuto come relatori Ludovica Eugenio, Fabrizia Raguso-ex religiosa della comunità Loyola, Cecilia Sgaravatto, Paola Cavallari.
Un incontro online particolare è stato dedicato alla pubblicazione del numero di Concilium sugli abusi nella Chiesa (video), con la presenza delle autrici di alcuni articoli: Ludovica Eugenio, Federica Tourn, Virginia Saldanha).
La presentazione del libro “Lo scandalo della felicità” (video), sulla monacazione forzata di Anna Valdina è stato un incontro letterario con la presenza dell’autrice che ha messo in risalto un abuso di potere compiuto negli anni della dominazione spagnola di Palermo, a riprova di come la violenza di questo tipo sia antica.
L’entrata nel Laboratorio di una amica siriana, Asalah Ruzzak, ha permesso un felice incontro sulla conoscenza di abusi sulle donne nella religione islamica, operati direttamente da membri religiosi o da una interpretazione maschilista dei testi coranici.
La relazione con Johanna Brunner, collaboratrice della diocesi di Bolzano-Bressanone, ha dato l’opportunità di incontrare Robert Koeler, rappresentante di un movimento di vittime della diocesi di Monaco Frisinga, mentre l'intermediazione di un'altra collaboratrice ha consentito di incontrare Francois Devaux, presidente di “La parole liberé”, associazione di vittime legata all'indagine della CIASE, ovvero la commissione indipendente che in Francia ha portato alla luce centinaia di migliaia di abusi sessuali del clero sui minori.
Proprio quest’ultimo ha generato l’impulso per la creazione di un coordinamento, di cui il Laboratorio è ideatore e fondatore, in collaborazione con Rete L’Abuso - l’associazione italiana di sopravvissuti agli abusi sessuali del clero su minori: il coordinamento Italychurchtoo presentato alla stampa e al pubblico il 15 febbraio 2022. Il coordinamento raccoglie ora molte altre associazioni e realtà e ha relazioni con la stampa italiana ed estera; il Laboratorio non ne fa più parte integrante per qualche divergenza sulla mancata presenza di uno sguardo femminista (vedasi il documento nel nostro sito “Quale radicalità in Italychurchtoo” (articolo), ma lo fiancheggia nelle sue attività.
A gennaio 2023 è stato definito il protocollo del laboratorio.
Le ultime azioni del Laboratorio, grazie alla collaborazione con Johanna Brunner, sono state di appoggio al progetto “Il coraggio di guardare” della diocesi di Bolzano- Bressanone, in particolare con commenti e diffusione della perizia realizzata dallo Studio Legale indipendente nominato dalla diocesi stessa, che ha indagato sugli abusi sessuali in Alto Adige dal 1964 al 2023 e che si configura come la prima indagine indipendente sugli abusi in Italia.
La presenza nella nostra rete della teologa Laura Verrani ha dato l’opportunità infine di presentare, con un incontro interno, il suo ultimo libro “Libere. Le audaci donne della Bibbia”.
Il Laboratorio è attualmente in contatto con Veronika Oberbichler, coautrice del libro “Noi rompiamo il silenzio – parlano le persone che hanno subìto abusi sessuali”, per i quale si sta organizzando un webinar di presentazione.
1. Cos’è Re-in-surrezione: per S-velare e fermare ogni abuso?
Il laboratorio Re-insurrezione si occupa di stanare e denunciare gli abusi ai danni delle religiose e di altre donne che appartengono o appartenevano a movimenti religiosi ecclesiali.
Gli abusi sono di varia natura: spirituali, di coscienza, psicologici, patrimoniali, sessuali. Abbiamo constatato che gli abusi sessuali, che maggiormente scuotono e indignano, sono solo l’ultimo anello di una serie di manipolazioni, inganni, vessazioni, soprusi, macchinazioni, dove le logiche della sudditanza, del ricatto e dell’omertà sono la regola. Sono l'espressione estrema di dinamiche abusive inflitte: nella maggior parte dei casi abusi non sessuali sono molto più sottili e difficili da oggettivare e riconoscere.
Noi affermiamo, e lo abbiamo scritto a chiare lettere nel comunicato Caso Rupnik: non basta più l’indignazione! che gli abusi tutti non sono casi eccezionali, non vanno letti come sindromi psicopatiche sfuggite dal controllo; sono invece espressioni “fisiologiche” di un sistema la cui anima è una struttura gerarchica, dove vige il principio di obbedienza e di segretezza, e dove si annida e si alimenta “naturalmente” il pervertimento del sentirsi onnipotenti e invincibili. Il fatto che le vittime siano donne non può essere letto in un quadro di perversione morbosa, come spesso si fa, ma come l’ennesima manifestazione del dominio maschile, che si dispiega come potere kiriarcale.
In questi contesti si rivela da parte dei perpetratori un piacere sadico che si accompagna ai loro inconfessabili godimenti narcisistici che le gerarchie religiose non sanzionano ma spesso coprono, vanificando i tentativi di denuncia sia alle autorità religiose che statali; abbiamo constatato che in Italia i colpevoli dei reati vengono per lo più protetti dall’istituzione per non infangarne l’immagine “pura”, vengono tollerati da una mentalità clericale che non si prende affatto cura delle vittime, dei traumi arrecati, ma preserva la propria millenaria auctoritas, in cui si arrocca una casta di uomini celibi che si sono autoeletti gli unici che possono gestire “legittimamente” l’universo del sacro. Così, come in regimi totalitari, le menti vengono “educate” a compiacere l’autorità, ad aderire acriticamente, a schierarsi dalla parte di chi, riconosciuto come incarnazione del divino, le blandisce, poi le spaventa e le emargina se non si adeguano.
Esistono però figure coraggiose che stanno prendendo coscienza di tale tirannia, e alzano la voce; noi lavoriamo con loro per questa opera di smascheramento, non solo per solidarietà, ma perché “partiamo da noi”: tutte noi, anche in forme meno traumatiche, abbiamo subito, dalle Chiese, offese e svilimento della nostra dignità di donne.
2. Chi fa parte del laboratorio?
Re-insurrezione comprende donne e uomini appartenenti ad associazioni (Donne per la Chiesa, Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne) che da anni si espongono per rendere riconoscibili, visibili e non più occultate le dottrine, le pratiche e le condotte misogine che governano la Chiesa cattolica; la rete comprende inoltre alcune persone che fanno parte di aggregazioni che raggruppano chi è stato manipolato e abusato in congregazioni o in contesti ecclesiali.
3. Chi può farne parte?
Tutte e tutti coloro che condividono questo protocollo, che fanno parte di varie comunità religiose anche non cristiane, o che non hanno alcun legame con ambiti religiosi ma desiderano lavorare per smascherare, far emergere (s-velare) tutti gli abusi (ogni tipo di abuso), con l’obiettivo di contrastarli e soprattutto fermarli.
4. Re-insurrezione collabora in autonomia con il Coordinamento #Italychurchtoo.