ARTICOLO
LUGLIO 2022
LUGLIO 2022
Quale radicalità nel Coordinamento #Italychurchtoo ?
Quale radicalità nel Coordinamento #Italychurchtoo ?
Premessa
In merito alla questione “abusi nella chiesa cattolica”, due sono gli aspetti fondamentali che noi, associazioni di donne [ gruppo Anne Soupa dell’Osservatorio interreligioso sulle violenze contro le donne , Donne per la Chiesa, Voices of Faith - la quale è stata pioniera in questo cammino- FDEI, Adista, con Ludovica Eugenio, anche lei pioniera; insieme e Alessandra Pozzo e Federica Tourn ] abbiamo intrapreso come azione politica e portato all’attenzione della opinione pubblica ( in area religiosa e non solo).
Tali aspetti si compenetrano l’un l’altro, si intrecciano indissolubilmente.
1. smascherare, delegittimare e infine scardinare il sistema di potere monocratico ecclesiale di uomini celibi che da secoli considera come un disegno divino l’assoggettamento delle donne, e pratica tale inferiorizzazione in modo pervasivo nonché violento. La chiesa ha condiviso con altri sistemi patriarcali il paradigma della virilità in tutte le sue sfaccettature: da quella del maschio emblema della Volontà e del Coraggio a quella del Soccorritore par excellence, estraneo alla vulnerabilità, Protettore dei/delle persone deboli, a cui richiede di conformarsi ( con ricatti più o meno espliciti) ai convincimenti dello status quo ecclesiale.
Manipolazione e assoggettamento riguardano le donne in primis, come cifra paradigmatica di quell’altro che il dominans pretende di controllare; un atteggiamento che si rivolge non solo al sesso femminile ma a tutte le persone che non condividono a pari grado lo status di centralità della identità maschile egemone, considerata come cifra per eccellenza dell’ Umano, in virtù di un ordine arcano ritenuto inscalfibile, in quanto inscritto nella natura stessa.
La radice ultima di ogni abuso è il sistema androcentrico e sessista su cui si basa la istituzione ecclesiastica (e la società nel suo complesso); abusi che si consumano in varietà di forme molteplici: da quelli eclatanti e inequivocabili a quelli sfuggenti all’ evidenza, invisibili, taciuti, non simbolizzati dai codici del dominio maschile e quindi non decifrati e identificati dai più.
I rappresentanti di tale struttura monolitica volta all’ autoperpetuazione, da tale ordine simbolico castale sono pervasi e plasmati. Le loro condotte, in oblio degli insegnamenti evangelici, riperpetuano quell’ élite sacra che, usando il sapere/potere, ha legittimato le costruzioni androcentriche; riperpetuano quell’élite che ha “benedetto”, con il proprio sapere sacro, le pratiche dei governi: saldatura che E. S. Fiorenza ha denominato potere kyriarcale. La loro economia si avvale dell’ astuzia dissimulatrice dell’assoggettamento e dell’invisibilità del dominio.
2. Ascoltare, dare valore, credibilità, risonanza alla presa di parola pubblica di sopravvissute/i è per noi, animati/e dalla Ruah, una chiamata. La loro testimonianza è tanto sconvolgente quanto imprescindibile; perseguire giustizia, riabilitazione e risarcimento è infatti l’altro asse su cui ci moviamo, con la consapevolezza che al fondo delle violazioni messe in campo e dello strazio a volte indicibile perpetrato sulle vittime sta sempre il sistema di supremazia e colonizzazione maschile. Nello stesso tempo, senza banalizzare né mancare di rispetto a vissuti tragici e sofferenze individuali, siamo convinte che tutte noi, in forme diverse e in gradi differenziati, siamo sopravvissute/i del sistema di potere clericale. Ridurre la questione degli abusi ad una richiesta e riconoscimento di diritti umani, per quanto legittimi, senza tener conto che il diritto è “sessuato” e senza ricondurre i reati alla matrice sessista, rende ancora una volta invisibile l’origine misogina di un sistema ecclesiale che si fonda su un impianto simbolico in cui si intrecciano patriarcato e sacro (kyriarcato).
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Dopo queste premesse, ci preme ricostruire brevemente la nascita e le ragioni costitutive del Coordinamento #Italychurctoo, di cui siamo state protagoniste. Lo facciamo non per enfasi del nostro impegno, ma per chiarezza di approcci e convincimenti .
L’ origine si colloca nella rete di associazioni di donne sopra nominate che, dall’autunno 2020, hanno stretto un’alleanza per smascherare il clericalismo misogino ( nelle chiese cattolica e protestante) e per aprire un fronte di intervento trasversale a partire dalla questione dei ministeri.
Era il momento della candidatura alla diocesi di Lione ( dove gli abusi sessuali e i loro insabbiamenti erano stati materia di dibattito pubblico) di Anne Soupa, biblista e attivista cattolica.
Le nostre azioni si sono poi orientate verso gli abusi sulle religiose. I due temi (ministeri e abusi) sono intrinsecamente collegati, in quanto entrambi espressione di assetti -totalmente o in parte- ostili alla piena dignità delle donne e alla presa in carico responsabile di condotte prevaricanti declinate in varie forme (abusi di coscienza, spirituale, sessuale).
In questo settore abbiamo realizzato parecchi incontri, aggregato persone e intrecciato relazioni significative con l’estero.
( elenchi allegati)
Proseguendo nella denuncia degli abusi, ci siamo imbattute nell’affaire CIASE (Commission Indépendante sur les Abus Sexuels dans l’Eglise). Abbiamo incontrato François Devaux, presidente di “La parole libérée”, l’associazione delle vittime che in Francia ha denunciato per prima e con successo il problema della pedofilia nella Chiesa. Da lì ci siamo rivolte a scandagliare la questione degli abusi sui minori da parte degli ambiento cattolici, clero e movimenti ecclesiali vari, convinte che la se sessualità predatoria che in questi gesti si consumava avesse la sua matrice nella costruzione e attuazione della sessualità maschile, la radice da cui eravamo partite.
Dopo la decisione di incontrare e lavorare con la rete L’abuso di Francesco Zanardi, si è dischiusa la apertura e i contatti con associazioni di persone abusate nell’ambito della area cattolica.
E si è giunti così alla costituzione del Coordinamento #Italychurchtoo, aggregazione cui si sono aggiunte –(o) dal suo sorgere o nel corso del tempo- altre associazioni e altri soggetti con cui siamo state felici di promuovere azioni , ed esporci con pronunciamenti. La radicalità con cui il Coordinamento ha preso posizione politica non è mancata. Ma quale radicalità? Quella che denunciava senza esitazione le violazioni di diritti e i veri e propri reati che alcuni membri della Chiesa cattolica commettevano ai danni di altre persone, nella copertura colpevole di alcuni vescovi, nell’assenza colpevole dello Stato, nel silenzio generale altrettanto colpevole della stampa e dei media. L’esempio francese e di altre nazioni ci faceva reclamare l’istituzione immediata di una Commissione indipendente, cui affidare indagini trasparenti e rigorose, per la mappatura dei reati/crimini commessi e per il ristabilimento di riparazioni eque.
Quello che nel corso del tempo si è annacquato o smarrito e che non abbiamo sentito condivisa da tutte e tutti è un’altra radicalità, inerente a quella politica sessuale di cui parlavamo nelle premesse.
Sempre più i discorsi hanno tralasciato di evidenziare come i traumi, i disturbi esistenziali subite dalle/i sopravvissute/i, e che lasciano ferite profonde e lacerazioni dell’animo a volte mai risanabili nella vita, fossero causati da comportamenti criminali compiuti -nella stragrande maggioranza di casi- da uomini (maschi), e che quindi tutta questa aberrazione è la cifra del dominio sessuale maschile
Ciò che va sempre affermato che non si tratta di devianza di alcuni. Ma di un impianto strutturale di dominio maschile che si esplica in forme meno evidenti nel tessuto sociale tutto.
La costruzione dell’identità maschile nella cultura dominante è pervasa dai paradigmi della gerarchia, della forza, del possesso.
Le istituzioni ecclesiali- salvo una esigua minoranza- discostandosi dall’esempio evangelico, ne sono il sigillo.
Ciò è profondamente connesso al modello di costruzione dell’identità maschile e alle sue angosce (che qui non è il caso di analizzare).
La sessualità maschile imperante è intrinsecamente connessa a queste componenti e nel campo che le sussume regna un modello di sessualità predatorio, che si alimenta di un immaginario basato sul consumo dell’altra/o, rimovendo dall’orizzonte il suo consenso e i suoi desideri, dove la prevaricazione stessa è erotizzante. Un immaginario tollerato dalla cultura dominante: l’arbitrio del maschio è cosa naturale, il suo sfogo è segno che esorcizza l’orrore dell’essere effemminato.
La chiarezza di questi elementi all’interno dell’orientamento politico del Coordinamento è mancata anche per nostra incapacità.
Ora, con questo documento, abbiamo cercato di rimediarvi. Non si può infatti affermare che il sistema è corrotto alla radice e poi non esplicitare a chiare lettere le determinanti di tale radice. Crediamo che possa essere un guadagno per tutte e tutti. Dei movimenti degli uomini che hanno dato avvio a pratiche di autocoscienza conosciamo le riflessioni sulla politica sessuale connesse a trasformazioni esistenziali spesso profonde, sofferte ma feconde: esse vanno al cuore dei meccanismi di predominio e sono fruttuose per cammini di speranza.
Come fare per evitare che nel Coordinamento ci sia uno scollamento tra una dimensione operativa ed una più riflessiva? Come produrre comunicati stampa, petizioni, flash mob, senza una riflessione comune? Come trovare la giusta cifra di dialogo con le realtà che hanno meno familiarità con le riflessioni sul patriarcato, senza perdere l’efficacia di questo approccio? Il femminismo è una lente: c'è disponibilità da parte dei vari gruppi attualmente presenti di guardarvi attraverso? Almeno di iniziare?
Questi "come" ora ci interessano più di tutto.
Rete Re-in-surrezione (ex indomite) - donne appartenenti alle associazioni:
Donne per la Chiesa
Osservatorio Interreligioso sulle violenze contro le donne
Voices of Faith
Luglio2022