La volpe e le galline
Riguardando il video del webinar del 13 aprile “Dall’abuso di potere all’abuso patrimoniale nelle nuove comunità ecclesiali-Presentazione del documento Prometeo” due riflessioni mi vengono spontanee: 1) l’incontro è in perfetta continuità con quelli organizzati dal nostro laboratorio sugli abusi sulle religiose: l‘abuso di coscienza, quello spirituale e psicologico sottostanno a meccanismi di manipolazione molto simili nei due contesti, religiosi ed ecclesiali, come faceva osservare Ludovica Eugenio, direttora di Adista, nella sua introduzione, rilevando modelli sovrapponibili e sistemici; entrambi si collocano su un terreno molto scivoloso in cui il confine fra plagio e volontà è molto labile (Maurizio Montanari) ed entrambi hanno radici nel potere che un uomo (a volte una donna), investito del sacro, si arroga in nome di Dio per prevaricare usando violenza: il potere del sacro agisce ad ogni livello nella Chiesa (Pierre Vignon); 2) la modalità con cui ogni relatore e relatrice si è rapportato con la tematica, è stata quella di partire dalla propria esperienza personale per fare pensiero, pratica molto cara a noi femministe, che determina uno sguardo altro e fuori dalle tentazioni accademiche. Tranne Pierre Vignon, invitato come esperto di abusi, relatori e relatrici fanno parte di un gruppo di esperti che ha condotto una ricerca a tutto campo e trasversale alle diverse esperienze carismatiche e religiose con l‘ascolto di numerose vittime, da cui è uscito il documento Prometeo in cui si denuncia una serie di illeciti per ottenere giustizia e risarcimento.
L’incontro è iniziato con la toccante testimonianza di Monique Van Heynsbergen che racconta come in un momento di fragilità dopo la morte del padre, coccolata e lusingata da un gruppo di donne appartenenti ad un movimento ecclesiale cattolico, resta intrappolata in una forma di manipolazione che la isola dal mondo e le possiede l’anima:” la forza della mia anima non doveva esistere e così la mia coscienza. A lungo andare la parte più vera del mio essere è stata sradicata…non sapevo più chi ero”. Come non riandare alla esperienza di Doris Wagner Reisinger, ex suora abusata da un prete, autrice del libro Non più io, anche lei ospite degli incontri organizzati dal nostro laboratorio? Servono 24 anni a Monique per farcela ad uscire, 24 anni che definisce “un grande stupro”. Si allontana dal movimento in completa povertà, avendo dovuto donare tutto.
Le donazioni - ci spiegano Guido Licastro e Martina Castagna - sono obbligatorie per chi entra in un movimento carismatico o religioso; non solo: viene chiesta anche la futura eredità, coinvolgendo anche le famiglie di origine. Gli aspetti patrimoniali assumono forme maniacali: c’è un attaccamento spasmodico al denaro, che entra in modo illecito anche attraverso lo sfruttamento del lavoro degli adepti, lavoro mai protetto, né regolamentato, il più delle volte imposto per “necessità” della comunità, senza rispettare le competenze o inclinazioni della persona, senza che mai vengano presentati rendiconti o bilanci. Totale il controllo della sessualità -aggiunge Guido- e si colpevolizza se non si fa proselitismo. Il linguaggio che si usa nella comunità è nascosto all’esterno. La figura del fondatore o della fondatrice è intoccabile, tanto più perché ha il “bollino” del Vaticano. Si finisce per confondere la fede in Cristo con i dettami del fondatore. Una riflessione interessante di entrambi, Martina e Guido, è quella sulla vulnerabilità, tema caro al nostro laboratorio e indagato con Mary Lembo e Barbara Halsbeck. La vulnerabilità viene indotta dalla prevaricazione: anche qui, come nell’accompagnamento spirituale, è il contesto che rende fragile chi si affida con fiducia.
La vulnerabilità, riprende Maurizio Montanari, psicologo e psicoterapista, è un vulnus, un buco: il plagio entra sempre da un piccolo pertugio aperto quando, per qualche ragione, facciamo i conti con la finitezza della vita. Il soggetto perverso vive per il possesso dell’altro, e imporre la propria legge; colpisce le persone più normali. La situazione si complica nel mondo confessionale, , dove il soggetto perverso chiama in causa Dio, ponendosi così al di sopra per possedere l’anima, creando una dipendenza, esercitando il potere per il potere. Confessa Montanari di avere sperimentato un tentativo di plagio nel suo ambiente, da un guru, personaggio perverso ancora poco indagato.
“Tutti i capi sono paranoici, ma non tutti i paranoici vogliono essere capi”, fa eco Pierre Vignon, grande esperto di abusi e noto in Francia per avere contribuito a denunciare il “caso Barbarin”. La Chiesa, afferma, deve liberarsi dei paranoici. Vignon porta la sua esperienza, non tanto di giudice, ma di uomo e prete nell’ascolto e nell’aiuto di persone abusate, raccontando alcuni aneddoti riguardanti delle religiose. Stigmatizza poi l’istruzione Cor Orans, che definisce un documento terribile e su cui alcune di noi hanno riflettuto in un articolo di poche settimane fa sulla ribellione di gruppi di monache costrette a lasciare il convento, patrimonio su cui c’è “l’attenzione” di Dicasteri e Santa Sede. A tal proposito ci informa che la recente assemblea dei Vescovi francesi, riunitasi a Lourdes, ha elaborato (ma non ancora approvato) una carta guida per l’accompagnamento spirituale da distribuire ai fedeli per conoscere i loro diritti (documento sul sito della Conferenza dei Vescovi francesi a pagina 34). Con garbo ed ironia Vignon denuncia come poca attenzione ci sia sugli abusi sulle persone adulte: si nega il plagio a favore dell’idea della colpa del soggetto, che in quanto adulto è ritenuto quindi consenziente. A conclusione della sua relazione ci mostra l’immagine di un sedile per monaci del tardo medioevo in cui è scolpita una volpe che predica alle galline; metafora calzante- dice- dell’abuso spirituale clericale.
Ma il documento Prometeo trova il suo focus nella ricerca giuridica di Cecilia Sgaravatto, elaborata per evidenziare gli strumenti che permettano un risarcimento almeno economico per le vittime, individuando quegli illeciti che si rifanno ad articoli del nostro codice civile e penale e della Costituzione. Cecilia pone l’attenzione sulla mancanza di tutela lavorativa in queste comunità: nessun contratto o regolamentazione dell’orario di lavoro, nessuna retribuzione (art. 36 della costituzione) lavoro stressante in violazione delle norme sulla sicurezza (decreto legislativo 81 del 2008) infine lo sfruttamento che si connota come un reato perseguibile penalmente (603 bis del codice penale). Anche la questione delle donazioni è regolamentata dal codice civile: esse devono essere effettuate spontaneamente e con liberalità, non con l’obbligo cui è sottoposto chi entra nella comunità ecclesiale.
Gravi sono poi gli illeciti nel campo della autodeterminazione della persona, se questa viene forzata con la obbedienza a rinunciare alla propria opinione e a conformarsi al carisma o all’impianto dogmatico della comunità (art.21 della costituzione) e penalmente perseguibili quelli sulla violenza spirituale e fisica. Gli illeciti denunciati si basano su testimonianze provenienti da tutto il mondo e da persone appartenenti alle più diverse comunità: sono dunque una “emergenza sociale”. Per il caso italiano, come cittadini e cittadine l’appello di Prometeo è alle istituzioni politiche perché si intervenga vigilando con una commissione d‘inchiesta indipendente, con un protocollo per chi svolge un ruolo di conduzione spirituale, e con una organizzazione per gestire l’aspetto patrimoniale; alla Chiesa si chiede l’eliminazione della prescrizione, come dovere morale ed evangelico, affinché le vittime possano trovare giustizia ed essere risarcite. Come laboratorio Re-in-surrezione facciamo nostre queste istanze già molte volte avanzate in altri contesti.
Clelia Degli Esposti